Associazione Amici di Maurizio Martolini

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INCHIESTE - LA QUESTIONE ARBITRALE

Risponde Maurizio MARTOLINI (arbitro internazionale e segretario dell'AIAP)

 

"Indubbiamente esiste un problema delle designazioni, in ogni caso non posso assolutamente dimenticare le difficoltà enormi nelle quali si trova­no ad operare i designatori per la scarsità relativa di arbitri e per il grande numero di criteri riduttivi di scelta. Bastano, settimanalmente, due o tre arbitri malati o indisponibili per far saltare tutto il lavoro. Sarebbe pertanto necessario superare qualcuno dei criteri più restrittivi, ad esempio quello della regionalità: per noi arbitri, per la nostra mentalità, sarebbe una cosa molto bella e molto giusta, non dico che aumenterebbe la nostra responsabilizzazione perché per il fat­to stesso di arbitrare a certi livelli dobbiamo ovviamente già essere ade­guatamente responsabilizzati, ma sa­rebbe sicuramente una nuova prova di fiducia nei nostri confronti. Non mi nascondo però due grosse difficoltà di base: una tale situazione potrà essere raggiunta solo tra qualche anno per la mentalità tipicamente campanilistica e sospettosa che ci contraddistingue, e che al primo eventuale impatto po­tremmo anche trovarci psicologica­mente a disagio E' comunque una scelta necessaria ed urgente, soprattut­to perché la considerevole quantità di denaro che verrebbe risparmiata si po­trebbe riciclare in un potenziamento delle scuole permanenti per la maggio­re qualificazione tecnica degli arbitri, anche attraverso un maggior numero di "stages" di aggiornamento. A questo riguardo, anzi, vorrei aggiungere, come arbitro, di ritenere indispensabile di creare delle scuole centrali per i Com­missari Speciali, per quei signori cioè che hanno il compito di valutare e giudi­care le prove arbitrali, affinché ci sia uniformità assoluta nella loro prepara­zione e di conseguenza nei loro criteri di giudizio, uniformità che si trasferirebbe anche nella maniera stessa di arbitrare ponendo termine a certe sostanziali differenziazioni di comportamento e di giudizio che lasciano spesso a disagio pubblico, tecnici e giocatori.

 

 

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