Associazione Amici di Maurizio Martolini

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INCHIESTE - SPORT E VIOLENZA

Risponde Maurizio MARTOLINI arbitro.

 

Quando mi è stato richiesto di scrivere qualcosa riguardo il comportamento del pubblico sui campi di basket facendo un raffronto col tempo passato e tracciando quindi un excursus sulla violenza da una diecina d'anni a questa parte sono rimasto alquanto perplesso. Contro la maggior parte dei pareri che sento in giro, io affermo infatti che poco è cambiato da allora. Per me non è affatto vero che la violenza è scoppiata veementemente solo ora dopo un lungo periodo di clima sereno e disteso nel nostro campionato.

Ricordo che anche dodici, quindici anni fa quando mi recavo fuori Roma per arbitrare nelle serie inferiori la mattina, trattenendomi nel pomeriggio per vedere la serie A, assistevo a scene simili a quelle odierne con offese, minacce, lanci di sputi e oggetti vari, tentativi di invasioni non frenati nemmeno a quel tempo, dalla fragile transennatura attualmente posta ai bordi del campo. Le vitti­me erano anche allora le stesse, arbitri e giocatori avversari.

Le cronache, il lunedì, riportavano anche allora la notizia di questo o quell'arbitro picchiato o costretto al lungo as­sedio negli spogliatoi. Potrei citare fatti e personaggi per rinfrescare la memoria di chi non ricorda a riprova del fatto che la violenza sportiva sui campi esiste da mol­to tempo e che nel passato prossimo ed anche remoto e sempre stata presente. Qualcosa comunque può essere effetti­vamente cambiata ma solamente nella percentuale degli incidenti che si veri­ficano rispetto al numero delle gare gio­cate.

La forma di contestazione è rimasta sostanzialmente la stessa. Dieci anni fa poteva essere lanciata sul parquet una tavoletta di legno, oggi una lattina per bi­bite piena, che tempo fa non si trovava ancora in commercio. Ma che differenza fa? Possono colpire e ferire gravemente entrambe.

Dicevo che se qualcosa è cambiato questo è solamente nella percentuale degli incidenti che si verificano rispetto delle gare giocate e non nella forma. Ma questo aumento può avere una causa puramente tecnica, che supera il pensiero dei molti che sostengono la causa della maggiore diffusione del Basket e conseguentemente l'avvicinarsi del tifoso del calcio al basket. Il motivo è

Per me invece quello che oggi non esistono più partite facili e scontate. E' passato il tempo della grande Ignis e del grande Simmenthal che andando a giocare sul campo dell'ultima in classifica avevano già i due punti sicuri.

Ora ogni gara è una battaglia che porta il pathos del tifoso all'esasperazione, alla perdita del proprio autocontrollo e conseguentemente all'attuazione di gesti inconsulti che nell'esasperazione della massa assumono vere e proprie forme teppistiche.

Ma al di là di questa mia chiacchiera­ta vorrei dire che le cose potrebbero an­dare meglio, molto meglio se le varie componenti del Basket decidessero di darsi la mano per un girotondo d'amicizia senza più voltarsi le spalle.

Dire per quali motivi accadono inci­denti e come fare per evitarli tutti è com­pito molto arduo. Occorrerebbe scrivere un libro di casistica a tal proposito e non posso farlo in questa sede.

Mi limiterò a dire. due parole in gene­rale, per alcune cose, agli addetti ai la­vori.

I DIRIGENTI ed i responsabili delle Società dovrebbero isolare i facinorosi che sono sempre gli stessi, dovrebbero almeno relegarli lontano dal rettangolo di gioco, dovrebbero costringerli a compor­tarsi civilmente con le buone o con le cattive. Non chiedete a me come si può fare Chiedetelo all'unica Società d'Italia che lo fa da alcuni anni con successo. E se si è potuto farlo in un palazzo di 8.000.posti credo sia più facile attuare tutto questo in ambienti anche più piccoli. E' che a volte, si crede, convenga avere il fiato degli ultras sul collo di avversari ed arbitri.

GLI ISCRITTI AL REFERTO in campo ed in panchina devono rendersi conto che nel sacro recinto ogni forma di protesta violenta o sceneggiata deve essere bandita. Molti incidenti sono provocati proprio dall'atteggiamento vittimistico dei beniamini locali nei confronti degli arbitri. Troppe volte si vede il coach che dopo una decisione arbitrale sfavorevole o presunta tale, salta dalla panca alza le braccia al cielo, guarda il pubblico ruotando la testa come un gladiatore al Colosseo, finendo poi col mettersi le mani nei capelli. Non ha mica detto niente! Ma ha provocato ugualmente una tale tensione sulle tribune e sul campo come se avesse inveito per buoni dieci minuti. Stesso discorso vale anche per il giocatore colto in fallo che dopo una crisi semi epilettica riprende il suo posto. Ogni volta, e la cosa si verifica per più volte nella stessa partita, viene giù mezzo palazzo dello Sport.

GLI ARBITRI TUTTI INSIEME, senza alcun timore, devono far si che questi atteggiamenti altamente provocatori e pericolosi siano stroncati nella maniera forte se con la ragione non ci si riesce magari recitando all'allenatore il famoso proverbio: "Sopra la panca il coach campa, sotto la panca il coach crepa". E non mi si venga a dire... ma negli USA gli arbitri non reprimono ma discutono anche con gli allenatori in modo acceso. A parte che a tal proposito ho dei dubbi, non per sen­tito dire ma visivi, inoltre mi sono sembrate diverse le condizioni ambientali delle partite ed il modo civilissimo di protesta­re del pubblico americano. Personalmen­te sono contrarissimo a sanzionare falli tecnici in quanto il risultato del campo non deve essere alterato da fattori al di fuori della tecnica. Aggiungo però che non si possono più tollerare proteste verbali o mimate che ingenerano nella gara un'atmosfera da corrida. Inoltre sono convinto che basterebbe che gli arbitri cominciassero a colpire ogni forma di protesta tutti insieme per riportare le cose sul giusto binario in un paio di giornate.

La Federazione e la Lega, per quello che saranno le loro competenze, devono adoperarsi affinché tutte le componenti del basket giocato si comportino nel modo dovuto e desiderato applicando senza deroghe, sanzioni severe dove occorrono.

Per quanto tempo le norme emanate sulla sicurezza dei campi di gioco non sono state fatte osservare? Quanti incidenti si sarebbero potuti evitare durante l'ultimo campionato se queste fossero state applicate nel migliore dei modi?

Credo inoltre che severe sanzioni pe­cuniarie possano agire da deterrente in modo molto più efficace di quello che non possano le ammonizioni con o senza diffida, i biasimi, le tirature d'orecchi ed anche le squalifiche con la condizionale (sic) o senza. A che serve squalificare un dirigente per 15 giorni o 6 mesi. Quale danno reale comporta una simile sanzione? A che serve sospendere un allenatore per 2 giornate se questi, con l'attuale struttura del 90 per cento dei palazzi e palazzetti dello sport, ha riservato, nelle partite casalinghe, la poltroncina direttamente dietro al suo vice distante metri 2 e forse meno in linea d'aria, e da li impartisce, elevando un po' di più il tono della voce, gli ordini tecnici?

 

 

BASKET - LUGLIO 1979