Associazione Amici di Maurizio Martolini

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LIBERTA' DI PAROLA, LE NUOVE REGOLE
Arbitri, croce e delizia del basket italiano, ma, in fondo, di ogni sport. Sono personaggi insostituibili, ma sono anche le figure più soggette ad accuse, quelle dietro le quali trincerarsi per nascondere errori o cercare giustificazioni alle sconfitte. II dibattito sulla categoria arbitrale è annoso, raramente positivo nei suoi confronti anche per un problema di fondo: gli arbitri sono gli unici a non poter "parlare", di conseguenza a non potersi difendere da osservazioni e giudizi a volte semplicistici. A parte la considerazione generale dei tempi ristrettissimi in cui sono chiamati a formulare il loro giudizio e, di conseguenza, l'inevitabile margine d'errore praticabile, in questa stagione in loro lavoro si è ulteriormente complicato per l'entrata in vigore del nuovo regolamento che ha richiesto una revisione piuttosto accentuata del modo di arbitrare, della gestualità, dello stesso impegno fisico.
Di qui la sommaria inchiesta che segue che verte sostanzialmente su tre punti: libertà di parola, nuovo regolamento, professionismo arbitrale. Tre argomenti di grande respiro ma strettamente connessi tra di loro.
1) Gli arbitri possono sbagliare e, più spesso ancora, si ritiene erroneamente che abbiano sbagliato: è giusto pretendere che non debbano spiegare, se non giustificare, le proprie decisioni?
2) II nuovo regolamento, la cui applicazione, dovuta, rappresenta comunque un onere non indifferente per gli arbitri, ha davvero sortito effetti disciplinari e spettacolari così positivi?
3) La nuova normativa, comunque, ha proposto agli arbitri problemi tecnici?
4) Con il livello organizzativo raggiunto dal basket, e la sua crescente valenza economica, è giusto che gli arbitri siano rimasti gli unici veri dilettanti del nostro sport?
All'inchiesta - ma definiamola meglio una sorta di tavola rotonda - hanno risposto cinque personaggi autorevoli, esponenti delle diverse componenti (Federazione, Fiba, Lega, arbitri e tecnici) della nostra pallacanestro. Le risposte sono state grosso modo omogenee: no alle "dichiarazioni" degli arbitri (e D'Antoni lodevolmente aggiunge: "Anche noi, allenatori, dirigenti, giocatori, smettiamola di parlare degli arbitri e dei loro errori perché non facciamo altro che renderne ancora più difficile il compito"); perplessità sulla validità di alcune nuove regole (in particolare il divieto dell'hand checking, l'opportunità di abolire l'opzione del tiro libero e dell'obbligo di consegnare la palla sulla rimessa definitiva, sia per la non omogenea valutazione, sia per gli effetti negativi sulla spettacolarità del gioco); no, infine, al professionismo nella completa accezione del termine (attività esclusiva), si, invece, ad ogni supporto, anche economico, che consenta di migliorare la preparazione, la qualità, in una parola la professionalità degli arbitri.
La quattro domande rivolte ai nostri interlocutori.
1)                                            Nel calcio si consente agli arbitri sempre più "libertà di parola". Nel basket invece si preferisce richiedere ai direttori di gara una assoluta riservatezze. E' giusto continuare ad osservare questo criterio, oppure è auspicabile una maggiore comunicatività da parte degli arbitri?
2)                                            Il nuovo regolamento introdotto quest'anno ha modificato sensibilmente il basket sotto il profilo tecnico e dello spettacolo. Come giudica la nuova norma dopo le prime esperienze?
3)                                            Qual è il problema tecnico di maggiore rilievo emerso dall'applicazione delle nuove regole?
4)                                            Professionismo arbitrale: la questione è da tempo oggetto di profonda riflessione e di contrasti di opinione. Qual è il suo parere?
 
Risponde Maurizio Martolini ex arbitro, componente del Cia, designatore di Serie A.
1a risposta
Nel calcio possono parlare, è vero, ma mi sembra che se esprimono commenti sulla propria partita vengono... stangati. Del resto nel basket non abbiamo mai negato il diritto dell'arbitro a rilasciare un'intervista, anche se preferiamo che il Cia ne venga informato preventivamente, e purché non si parli a caldo di cose attinenti la partita o ci si lascia andare in critiche o polemiche nei confronti di colleghi, di altri tesserati o del settore che li coordina. Mi sembrano limiti più che giusti.
2a risposta
Dobbiamo prenderne atto e applicarlo, ma il giudizio non è molto positivo. Ci sono regole che lasciano perplessi, altre, come il divieto dell'hand-checking, ci sono sempre state solo che ora debbono venire rigidamente rispettate. Altre sono strane: sul tiro da tre punti, il fallo commesso nell'azione di tiro viene punito, a canestro segnato, con un tiro libero, se commesso subito dopo il tiro con l'uno più uno: si tutela di meno l'azione di tiro rispetto all'azione normale. Mi sembra un'incongruenza come il cumulo dei tiri liberi in una stessa fase.
3a risposta
Più che di problemi tecnici, parlerei di assuefazione generale al nuovo regolamento. I giovani hanno meno difficoltà, gli anziani qualcuna di più nel memorizzare gesti differenti da quelli ai quali erano da sempre abituati, come ad esempio la consegna (o lancio) del pallone nella rimessa difensiva. Ma col tempo si supera ogni cosa.
4a risposta
Inteso come professionismo in senso stretto, non è applicabile, nella maniera più assoluta. I1 discorso è diverso se si parla di un professionismo relativo, con la salvaguardia delle reciproche attività individuali. Ma la nostra è una categoria composta prevalentemente da impiegati o funzionari, che lavorano anche per la... pensione. Diverso sarebbe riportare tutto a zero e creare un settore nuovo, di professionisti: ma come? Del resto, chi dice che il professionista sbaglierebbe meno dell'arbitro attuale?
Secondo Maurizio Martolini, designatore degli arbitri di serie A, "il silenzio è giusto se riguarda fatti inerenti la partita; gli arbitri non devono neanche lasciarsi andare a critiche o a polemiche".
 
 
BASKET - NOVEMBRE 1990 - di Mario ARCERI