Associazione Amici di Maurizio Martolini

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Sogni in libertà

Un altro campionato è passato. Ce lo siamo gettato dietro le spalle quasi senza accorgecene. Si pensa già al prossimo torneo, a formule più interessanti, a secondi stranieri, a nuove strutture. Se ne parlerà a lungo del nuovo campionato durante il periodo delle finali giovanili e dei tornei estivi, magari alla sera seduti in un bar all'aperto davanti ad enormi gelati fino quasi all'alba o la mattina sulla spiaggia o sul bagnasciuga in occasione di quelle manifestazioni estive che permettono alla "gente del basket" di incontrarsi anche nei mesi in cui l'atticità agonistica ristagna per prendere fiato e rincorsa per l'anno che deve venire.
Il primo luglio è il Capodanno della gente del basket, è l'inizio del nuovo anno sportivo. Non si brinda, non si attende la mezzanotte per accendere i triccheballacche ma si discute e si pensa gettando un'occhiata fugace anche al vecchio. Anche agli arbitri capita di parlare del passato e del futuro. Delle nuove e ormai vecchie esperienze del campionato concluso, che già formano un nuovo bagaglio di esperienza della nostra carriera e di quelle che sono le nostre aspettative ed i nostri desideri per il nuovo anno. La stagione 1976-77 ci ha portato il nuovo regolamento post-olimpico. Un po' di difficoltà all'inizio per applicarlo, poi sempre meno tanto che ora ci sembrerebbe strano o per lo meno difficile ritornare al vecchio.
Un'esperienza nel complesso positiva perchè la regola dei tre tiri liberi per due punti punendo maggiormente il difensore falloso ha reso meno caotico e più corretto il gioco delle due squadre  in lizza facilitando il nostro compito. Un'esperienza invece abbastanza negativa ci è venuta sul terreno di gioco dalla simulazione dei falli di sfondamento. Di questo malcostume dilagante se ne erano viste le avvisaglie due campionati or sono, ma mai si era giunti al punto di oggi che oserei definire tragico. Ormai in ogni partita, o quasi, si verifica un episodio del genere. Atleti robustissimi di circa ed oltre cento chili che, al minimo contatto con l'attaccante, perdono l'equilibrio e fanno dei voli spaventosi all'indietro planando sul parquet, a volte accompagnando il tutto con un urletto di dolore. Sono situazioni difficili in cui, purtroppo, siamo costretti a decidere, come sempre, in piccole frazioni di secondo se il fallo c'è stato veramente od è stato solo simulato. Sono situazioni drammatiche in cui l'ira infinita dei tifosi può esplodere violenta per il presunto torto subito dal "vile" affronto dell'arbitro che non ha fischiato. Tra l'altro noi non abbiamo i mezzi adatti per punire queste simulazioni, o per lo meno nessuno ci ha detto ufficialmente ciò che si deve fare, quali sanzioni dobbiamo adottare.
L'arbitro più esperto, più smaliziato che s'avvede della cosa lascia correre ma non può con questo evitare il surriscaldarsi dell'ambiente, il fermento incontrollato dei tifosi. L'arbitro più drastico può punire con un fallo tecnico il simulatore per condotta antisportiva. Ma ecco due decisioni diverse per la stessa situazione e quindi le critiche e le lamentele degli allenatori e dei giocatori. Inoltre questa seconda decisione nulla ottiene per calmare l'ambiente; anzi può irritarlo ancora di più, perchè al "presunto torto" subito viene ad aggiungersi anche la "beffa" del fallo tecnico. Oltre ciò quante volte anche l'arbitro più bravo può essere indotto in errore dalla sua posizione e proiezione visiva punendo così o lasciando impunito una simulazione od un vero fallo in attacco? Mi permetto quindi di lanciare da queste poche righe un appello a tecnici e giocatori. Cerchiamo di evitare queste simulazioni che non ottengono alcun vantaggio pratico e che rischiano, molte volte, di far degenerare le partite in risse con l'unico illegale vantaggio di riuscire a rubare un fallo all'avversario.
Voi allenatori che a parole ci esprimete, a chiare note, la vostra solidarietà quando ci ritroviamo insieme in occasioni più rilassanti del campionato cercate di aiutarci proibendo queste simulazioni che tra l'altro oltraggiano il nostro sport! Altre esperienze di questo campionato non mi sovvengono. Forse altri colleghi potrebberro citarne alcune, ma credo che quella da me illustrata or ora sia senza dubbio la più eclatante e degna di nota, e credo non sia sfuggita agli occhi attenti di tutti i miei amici arbitri. Ed ora proviamo a pensare a quello che mi piacerebbe si realizzasse il prossimo anno per la gioia di tutta la categoria arbitrale. A questo punto conviene quasi chiudere gli occhi e sognare. Perchè forse solamente di sogno può trattarsi. Sognamo campi protetti in tutti i campionati, campi che possano farci sentire sicuri veramente da qualsiasi insidia di teppisti inferociti. Campi sicuri per tutti, dirigenti, atleti ed arbitri. Sognao allenatori più sereni, più obiettivi, più calmi, meno impegnati in gesti plateali con mani nei capelli o braccia al cielo, intrisi di disperazione, disppunto e rabbia per quello che abbiamo lì per lì giudicato e deciso. Sognamo anche giocatori più corretti, nel senso disciplinare della parola, meno pronti alla contestazione ed al vittimismo. Sognamo dirigenti sempre cordiali, anche quando il risultato del campo ha dato loro torto a dispetto di speranze ed aspettative più rosee cullate magari per un intero anno. Sognamo....ante altre cose. Uniformità d'arbitraggio tecnico e disciplinare, uniformità di giudizio da parte dei nostri commissari speciali, consensi od almeno meno critiche da parte della stampa, un numero maggiore di designazioni internazionali. A volte i sogni diventano realtà, speriamo che questo possa accadere.

PLAYBASKET - GIUGNO 1977