Associazione Amici di Maurizio Martolini

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UN RAPPORTO DELICATO
Arbitri e Allenatori. Due categorie di personaggi che comiciano con la stessa lettera dell'alfabeto, che appartengono allo stesso ceppo tecnico, che debbono avere le stesse finalità e gli stessi scopi, in quanto gli uni forgiano e perfezionano l'atleta, gli altri ne correggono i deifetti durante la partita applicando il regolamento e facendo in modo che l'uguaglianza tecnico competitiva delle due squadre non venga meno. Si stupiranno, forse, i lettori per questa mia affermazione. Come è possibile che gli arbitri possano correggere i difetti dei giocatori? Come è credibile che gli arbitri possano mettere in dicussione quello che i "maghi delle panchine" dicono ed insegnano? Ebbene, miei cari lettori, non vi stupite troppo.
Provate ad immaginare, ad esempio, che un giocatore abbia il difetto di partire "in passi". Il continuo intervenire dell'arbitro, il costringere dopo una, due, tre volte, il giocatore a "pensare" quel determinato movimento in modo da farlo correttamente senza il rischio di vedersi privato del pallone è sicuramente un insegnamento valido che può valere più dello scappellotto o degli improperi del coach. Proprio così. L'arbitro non è solo un giudice, più o meno tollerante, più o meno aperto ma racchiuso nei confini di uno sterile regolamento, è un educatore ed un insegnante. E', mi si perdoni l'ardire, un istruttore svincolato dalle due parti in lizza, il cui linguaggio è affidato al fischio ed alle mani. Da qui la mia convinzione che è anche quella di molti personaggi dl mondo del basket: arbitri ed allenatori appartengono alla stessa famiglia e devono avere le stesse caratteristiche, gli stessi istruttori e gli stessi interessi tecnici.
Molti dicono che la differenza che divide le due categorie è soprattutto di natura economica. Il professionismo dell'allenatore ed il dilettantismo dell'arbitro. Di qui deriverebbe la diversità di molti punti di vista tra le due categorie ed il motivo dei continui attacchi all'arbitro, un modo come un altro per l'allenatore di scaricare su di esso tutte le colpe della sconfitta, scagionarsi e difendere il posto. L'arbitro, invece, avrebbe il suo lavoro al di fuori del basket e, parte la sua sete gratuita di successo, non dovrebbe difendere altro. Non sono d'accordo.
Attualmente, in Italia, l'arbitro di serie A è un dilettante solo per quanto riguarda il suo rimborso spese; per il resto, se vuole durare, deve avere la mentalità di un professionista od almeno di un semiprofessionista serio.
Avete mai pensato alla vita dell'arbitro? Proviamo ad immaginare una settimana qualsiasi. L'arbitro parte il sabato dalla propria città e vi rientra il lunedì mattina, dopo aver viaggiato sovente tutta la notte in treno od essersi alzato prima dell'alba per prendere il primo aereo. Pii, subito al lavoro senza nemmeno passare per casa. Riparte il medrcoledì mattina e, con la stessa trafila, ritorna il giovedì mattina. E di nuovo arriva il sabato in cui si ripete la solita storia. Senza scordare che l'arbitro deve allenarsi almeno una volta a settimana. Vogliamo parlare di dilettantismo?
D'accordo, l'arbitro è meno professionista dell'alallenatore perchè non sta tutti i giorni in palestra. E' meno professiomnista del coach perchè non può andare in America ad aggiornarsi sulle novità tecniche d'oltreoceano. Tutto ciò l'arbitro non lo può fare perchè, ai sacrifici legati a ferie e permessi a volte nemmeno retribuiti che spesso si è costretti a chiedere nel proprio ufficio, a un certo punto occorre porre un limite. E poi viaggiare costa molto, soprattutto quando lo si fa a proprie spese. Piuttosto, perchè le società di serie A, che desiderano arbitri sempre all'altezza, non si fanno promotrici (in collaborazione con la Federazione) di iniziative del genere per il perfezionamento tecnico degli arbitri? A prescindere, comunque, da tutte queste considerazioni i rapporti degli arbitri con gli allenatori sono generalmente improntati al massimo rispetto e stima. Spesso, dopo la partita, se un allenatore vuole parlare, domandare o dare spiegazioni su qualche fatto accaduto nell'incontro appena terminato può farlo liberamente, pur rimanendo nei limiti della normale educazione. Nessun arbitro che si rispetti rifiuterà mai un colloquio del genere che, più che portare critiche al suo operato, può chiarire situazioni ed aprire nuovi orizzonti tecnici. Un tempo, forse, questo non era possibile ma ora tutto è cambiato. Tutti si sono resi conto che le varie categorie devono avanzare appaiate. Vorrei aggiungere, però, una cosa. Sono molti gli allenatori che si lamentano delle difformità tecniche di arbitraggio. C'è l'arbitro, dicono, che fischia tanto e quello che fischia poco: quello che adora i tre secondi e quello che li odia, quello che "lascia giocare" e quello che spezzetta sempre il gioco al minimo contatto. Ecco, vorrei sottolineare che anche noi arbitri possiamo lamentare la stessa cosa. A Castrocaro Teme al 1° e 2° Raduno Tecnico, organizzato dall'AIAP, hanno partecipato alcuni importanti allenatori e, più di una volta, si sono verificati contrasti interpretativi tra "coaches". Alla fine del raduno avevamo le idee più confuse di prima.
E' necessario, quindi, per l'avvenire che gli allenatori discutano tra di loro e dettino delle norme tecniche ben precise, categoriche ed uguali per tutti dopo averle esaminate con Ginacarlo Primo che, per noi arbitri, non è solo l'allenatore della Nazionale ma soprattutto la voce tecnica della FIBA e dell FIP in Italia. Quando questo avverrà, gli ultimi angoli tra le due categorie saranno smussati e, forse, finiranno anche le proteste palesi ed occulte, i mugolii e le mani nei capelli che generalmente fanno staripare l'ira infinita del pubblico.

PLAYBASKET - MAGGIO 1977