Associazione Amici di Maurizio Martolini

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UN GIOCO PIU' "PULITO"
Quadriennio nuovo, vita nuova. Passata l'Olimpiade, la Commissione Tecnica della FIBA progetta, discute ed emana le nuove "leggi del parquet" che accompagneranno il nostro sport per quattro lunghi anni fino alla successiva rassegna olimpica. Così è stato anche questa volta. Pubblico, giocatori, tecnici (ed in questa voce unica includo allenatori ed arbitri) si sono dovuti rimettere a tavolino per capire ed apprendere quello che di nuovo era arrivato in questo nostro regolamento sempre scavato, sviscerato, operato e ricucito dai professori internazionali del Basket. Indubbiamente, da sempre, all'inizio c'è un certo sforzo globale per capire il perché delle nuove regole e l'applicazione delle stesse. Giocatori, tecnici e pubblico le apprendono a poco a poco. Solo l'arbitro deve, per forza di cose, applicarle subito e possibilmente senza sbagliare. Il che non è sempre facile. A volte si manifestano sul campo delle situazioni tali per cui le vecchie casistiche sono superate e le nuove non sono ancora state affrontate per cui l'arbitro si trova a dover "inventare" la decisione. Cercherò di fare un esempio concreto. Con le vecchie regole dopo un canestro realizzato e fallo al difensore seguito da un fallo tecnico all'allenatore della squadra che aveva subito canestro e fallo, non si eseguiva alcun tiro e la palla veniva rimessa dalla squadra beneficiaria del "tecnico" all'altezza della linea mediana del campo. Ora invece, comportando il canestro valido più il fallo sul tiratore un tiro libero aggiuntivo, viene da chiedersi se dopo questo tiro, in caso di “tecnico” all’allenatore, si debba far semplicemente far rimettere la palla dal lato oppure eseguire anche il tiro libero del tecnico e poi far rimettere la palla. Naturalmente, chiunque legga queste righe troverà la sua soluzione, ma non mi dica di non averci pensato un attimo ed inoltre non affermi di esserne sicuro perché la sua soluzione è assolutamente personale non essendo contemplata da alcun regolamento, da alcuna circolare esplicativa e da nessuna casistica. E questo non è che un caso passatomi per la mente in questo momento. Ma quanti altri ve ne sono e ve ne saranno! Basta pensarci un istante. Comunque dai primi sguardi nuovi alle regole nuove, in uso già da qualche mese, salta subito all’occhio che la Commissione Tecnica della FIBA ha voluto dare una nuova sterzata a favore del gioco “pulito” nel basket, di quello cioè fatto sì da contatti atletici anche violenti, ma non da contatti fisici tendenti solamente a non far giocare l’avversario con qualsiasi mezzo ed in qualsiasi modo: O braccio o palla! Infatti la regola del 2x3 dona la possibilità al giocatore che ha subito il fallo nell’atto di tiro, sbagliando il bersaglio, di poter effettuare tre tentativi di tiro libero per realizzare due punti. Il che significa che in serie A e nelle partite internazionali il fallo sull’uomo che tira, costa sempre, o quasi, due punti alla squadra che commette la mancanza. A questa regola si aggancia quella del tiro libero dopo il canestro realizzato e fallo sul tiratore. Infatti in questo caso la squadra che realizza ha diritto anche ad un tiro libero e quindi questa azione può costare ben tre punti alla compagine che ha commesso il fallo.
Queste due regole sono il prosieguo delle ottime intenzioni della FIBA di “pulire” il gioco, progetto iniziato tempo addietro con la regola del “bonus” fino a dieci falli di squadra che provocò qualche malumore tra alcune compagini dell’Est Europa. Quante difficoltà, però, per noi all’inizio quando la regola era stata annunciata, senza specifiche spiegazioni sulla sua applicazione! Nei tornei pre-campionato se ne sono viste di tutti i colori. Alcune partite venivano dirette in un modo altre in maniera diametralmente opposta; alcune squadre ci chiedevano di applicare il nuovo altre il vecchio regolamento e poi…..proteste su proteste perché tutti in ogni occasione volevano tre tiri liberi anche se il fallo veniva commesso a venti metri dal canestro avversario!
Che cosa ne pensiamo noi arbitri di queste regole? Ottime, rispondo io. Infatti commettere fallo costa troppo ai fini dell’economia della partita, e necessariamente i giocatori e gli allenatori sono più attenti a non commettere ed a non far commettere falli personali, a volte veramente inutili. Il difensore quindi è portato a difendere più attentamente, a marcare meglio l’uomo, ad essere perciò meno scorretto, la qual cosa automaticamente comporta un gioco più “largo”, meno convulso da parte delle squadre e quindi più facile per noi da dirigere. La regola del due per tre ha, secondo me, il solo difetto di allungare di più quel tempo morto in cui il gioco è fermo per l’esecuzione degli eventuali tre tiri e questa staticità non giova allo spettacolo. D’altra parte la FIBA ha anche promulgato regole per cui il tempo fermo per effettuare le sostituzioni dei giocatori è per lo meno dimezzato. Ricordo, a tal proposito, le due seggioline ai lati del tavolo dove il sostituto deve già trovarsi al momento della richiesta di cambio ed il divieto di concedere la sostituzione di giocatori tra il primo ed il secondo tiro libero. Sono questi accorgimenti che indubbiamente fanno accorciare i tempi morti nella partita. Regole nuove dunque valide, anzi molto valide ma già forse è tempo di cominciare a pensare alle prossime innovazioni, alle prossime limature del regolamento perché quattro anni, anzi ormai tre, passano presto.
 
PLAYBASKET - MARZO 1977